Post più popolari

lunedì 23 aprile 2012

Minuti














"Son sabbia i minuti spensierato mortale, da non lasciar scorrere senza cavarne oro! " - Charles Baudelaire -


I minuti van raccolti
uno ad uno: sono volti!
Tante facce con risvolti
d'apparenza pur stravolti!

Corre il tempo senza fine
dentro un turbine confine
e risente ormai sovente
di oro vero nella mente!

TC - 23 aprile 2012

Raccogliere


Rovistavo fra i miei pensieri
Assaporandone l'essenza
Con vero sentimento
Cercando di attingerne
Ogni minimo sentire.
Già ero in ascolto
Lontano e vicino
In un connubio di sensi
Entravo ed uscivo
Razionalizzando, finché
Estraneo, mi perdevo...

Raccogliendo il meglio
Avuto in dono
Cadendo nel pozzo
Credendo di annegare
Ormai stremato
Galeggiai invece
Là dove il destino
Illude i sensi
E conoscendone seguito
Rapisce il pensiero
E di nuovo io, ero!

(TC 07 aprile 2012 -acrostico doppio-)

domenica 15 aprile 2012

Poco prima dell'amore


Testo di Alessandro Scarpellini 

Un grido svegliò la strada. Una donna scarmigliata, battendosi il petto nudo, maledisse dalla finestra un cecchino, che aveva sparato ad una luce, al suo ragazzo che si spogliava. Si erano permessi solo il tepore di un lume. La luna, quella sera di stelle, pareva una barca dalla prua ricurva, una culla, una mezzaluna per tritare le erbe colte nel campo. Il fragore del vetro rotto, spezzatosi in una trina sanguigna, li aveva sorpresi poco prima dell’amore.
Il ragazzo, sfiorato dalla morte, si era rannicchiato su se stesso, come per rifugiarsi nel calore del ventre materno. La Via Lattea, lontana, si perdeva in una immobile marea di punti luminosi. Non aveva più la forza di stendere le braccia, mutarsi in cicogna o airone, e volare via nel buio della sera. Vomitava sangue. Un colpo solo, un solo colpo, sparato nella notte. Fece una goffa capriola, si lasciò cadere nel niente. Venti anni forse non ancora compiuti..
La ragazza, nuda nel letto, si coprì con le lenzuola, in un gesto infantile, quasi avesse timore di essere vista dalla luna. Una scheggia di notte aveva ucciso la speranza, l'amore. Proiettili vaganti, senza alcuna differenza, massacravano chi credeva o non credeva in Dio, gli angeli terreni e gli angeli custodi. Il suo seno, un giorno a venire, sarebbe stato gonfio di latte per il suo bambino. Ora aveva capezzoli piccoli, duri, e una dolce ferita in un pube ombroso. Mai aveva avuto la forza di gridare.
Urlò, e il lume tremò, ma non si accesero le luci della città. Il vento mosse piano i suoi capelli corti, crespi. Aspettò, per sé, un altro proiettile, socchiudendo gli occhi stanchi. Voleva morire gridando al mondo l’orrore della guerra. Nuda, una bellezza sconvolgente, offrì il cuore al tiratore scelto, di cui non vedeva il viso.
Il silenzio.
Si nascondeva su qualche tetto, in un solaio di casa abbandonata, nella sera fredda e stellata. Nessuno si mosse, niente successe.
Solo il silenzio.
Urlò ancora per farsi sentire, scoprire, uccidere. Una farfalla notturna vorticava attorno al lume, rischiando di bruciarsi le ali e morire. Soffiò. Il fremito delle ali era lieve, leggero, come le mani di lui, quando le carezzava la schiena nuda, sussurrandole di lasciarsi andare e che avrebbero vissuto insieme. Proprio sotto alla nuca, su una spalla, una coccinella di sangue.
Uno specchio rifletteva la sua immagine disperata, invecchiata. Era finita la giovinezza. Gli occhi, riflessi nella penombra della stanza, la ferivano.
Una sedia di paglia sfondata, un cappello da giovinetta con un nastro azzurrino, e la foto della madre fuggita via. Si sedette. Un mazzolino di fiori secchi, una credenza vuota, un po’ di pane e un piatto di ceramica bianca. Sussurrò un nome all’immagine riflessa nello specchio, un suono semplice e senza senso. Gridò ancora. Poi, non vedendo altro che il buio, si rassegnò al silenzio.
Carezzò le spalle nude, forti, muscolose del giovane uomo. Non respirava più. Le massaggiò con dolcezza, senza fretta. La farfalla, affascinata dalla luce del lume, le girava intorno, sfiorandole i capelli. Si acquietò. Chinatasi su di lui, gli parlò sottovoce, e lo chiamò amore.
Si sporcò le mani di sangue.
Lo baciò, sollevò il suo capo, e gli offrì il seno. Non aveva ancora latte. Il fiume, fangoso, scorreva verso Gorazde. Una ninnananna per il suo bambino.
© Alessandro Scarpellini

 - Pubblicazione autorizzata dall'autore -

lunedì 9 aprile 2012

Dopo la Pasqua


Camminando sul selciato
posso veder la luce,
il pensiero illuminato
a prender spunto induce.

Risorto! Lui rivive!
Penetra nella mente,
dona gioe attive,
idee per l'immanente.

Possa l'umano apprendere
capire il trascendente,
render grazie, attendere,
il momento travolgente!

Il senso prende forma
la logica è razionale
Tutto nella norma:
l'evento è eccezionale!

TC 09 aprile 2012

martedì 6 marzo 2012

Nicosia



Dolcemente avvolto
ammiro il tuo volto;
respiri e ti risvegli:
un abbraccio scegli.


Fra argentee foglie
nascondi le doglie,
per passato fiorente
e futuro spiovente.


Scandisci   senile:
le arcate vuote
dell' antico cortile.


Richiami a raccolta:
la campana  scuote
chi c'era una volta.


Da questa sponda
ammiro il bello
di ciò che circonda.


© Tiziano Consani - Foto © Renzo Zucchini

sabato 7 gennaio 2012

Norma


Norma percorreva, in discesa, la nuova strada asfaltata, i suoi piedi camminavano svelti senza esitazione e le gambe muscolose facevano ondeggiare a forte ritmo i suoi fianchi prosperosi. Ad ogni passo, il carico costituito da un pesante fardello di cime di pruni fiorite che la donna teneva con disinvoltura sulle proprie spalle, si alzava e si abbassava mantenendo il ritmo ondulato del suo stessso bacino . Ad ogni passo che faceva, Norma cantarellava felice e pensava che era un passo in meno da fare. Il suo andare spedita era necessario a ridurre la distanza dall'arrivo e portare a termine quel faticoso compito quotidiano.
Ogni primavera, dalla finestra della  sua casa a Tre Colli, la donna guardava il monte davanti a lei ed intravedeva i primi fiori gialli dei pruni. Sapeva che i suoi conigli sarebbero cresciuti meglio con quell'alimento ed, ogni mattina, poco dopo l'alba, s'incamminava per arrivare presto ad attingere in quel giardino montano che la provvidenza offerta dalla natura le metteva a disposizione. Appena raggiungeva la zona fiorita di giallo, Norma si soffermava qualche minuto a respirarne il profumo, poi dalla tasca del suo grande e spesso grembiule di juta, tirava fuori le sue forbici da pota e, quasi come fosse un rituale, iniziava a tagliare le cime più fiorite dei pruni e le riuniva a fascetti su due frasche di foglie di castagno. Poi legava il tutto, ben stretto con una corda e, con la sola forza delle sue braccia, lo issava su una ripa  bassa, si toglieva il grembiule di juta, lo piegava e se lo metteva con cura in testa. Dopo di che si sedeva sotto la ripa in corrispondenza del punto in cui aveva appoggiato il fardello e poi, con una rapida manovra,  si appoggiava  il fascio fra la nuca e le spalle, issandosi in piedi nello stesso tempo. Si dava un paio di scossoni facendosi leva sulle ginocchia per assestare il carico e via veloce per imboccare il viottolo di ritorno. Quante volte era caduta insieme al suo carico, scivolando lungo il sentiero sconnesso e sassoso! Ma ora Norma non scivolava più,  perché avevano costruito la strada asfaltata, proprio in mezzo al suo giardino fiorito.
All'inizio, quando vide le ruspe e sentì le mine innescate dagli operai del cantiere stradale per fare i varchi necessari alla costruzione della strada, rimase turbata ed indignata. Quando percorse per la prima volta, a piedi, quel tratto di strada e vide una pista di asfalto senza i "suoi" pruni, si sedette sul margine della carreggiata e pianse a lungo. Un piccolo fiume di lacrime salate caddero, in parte sul filo dell'asfaltatura ed anche sulla terra smossa di fresco della banchina stradale . Mentre singhiozzava, davanti a lei, scorse una fila di pruni fioriti ed il loro profumo la inebriò, facendole vedere la cosa da un altro punto di vista, da un'angolazione diversa e positiva: dai margini della strada,  si potevano raccogliere le cime fiorite dei pruni senza entrare nella parte interna del monte! Quindi lei avrebbe potuto  fare lo stesso i suoi fasci, in modo meno faticoso, utilizzando per  salire e scendere al monte, la nuova strada . Non sarebbe più scivolata  sul vecchio sentiero.
Norma era vedova e cresceva i suoi figli vendendo olio extravergine d'oliva e conigli: due prodotti, entrambi, di sua produzione. I conigli di Norma erano i migliori di tutta la Vallegraziosa perché lei li allevava ad erba stagionata, fieno e vegetazione di stagione.  Mentre scendeva a piedi per la strada asfaltata portando in spalle il pesante fardello, guardava le giovani frasche delle acacie che stavano crescendo lungo i margini della strada e che, quella prossima estate, avrebbe potuto potare comodamente da lì e farne freschi fruscelli da portare in pasto ai suoi conigli. Mentre osservava e nello stesso tempo pensava, sorrideva felicemente dentro a se stessa, sapendo con certezza che i suoi figli potevano crescere tranquilli dall'inizio di quella primavera alla fine dell'estate; poi, dopo, sarebbe ricominciata la raccolta delle olive, le polle dei suoi ulivi erano cariche di fiori bianchi, la stagione era stata sfavorevole alla mosca olearia ed agli altri insetti nemici ed il raccolto prometteva olio buono ed in quantità.
Con tali pensieri, a Norma parve che il suo carico fosse più leggero del solito. Ormai era arrivata a casa, lasciò cadere il fascio di pruni sul terreno davanti al portone fatto con traverse di legno inchiodate, con i chiodi forgiati dal fabbro, che chiudeva il grande fienile dove, dentro, scorrazzavano i suoi conigli e, felice, pensò: "Stasera faccio 'na sorpresa a' mi' bimbi: spiano 'na bella fogliata di   maccheroni e  li 'ocio 'n sull'unto di 'onigliolo!"

© Tiziano Consani
07 gennaio 2012

Il nome scientifico dei  pruni della Vallegraziosa è: Ulex europaeus, detto anche "pruno di Spagna":
Vedere: http://it.wikipedia.org/wiki/File:70_Ulex_europaeus_L.jpg

sabato 24 dicembre 2011

A Natale...


A Natale nacque Gesù
ma i doni dei Magi
han cambiato il menù...
Son diventati agi
e molto altro di più
creando disagi
a Colui che è lassù...

TC
21/12/2011

domenica 4 dicembre 2011

Ricco Natale













Scorgo un povero presepe,
tanti doni e pecorelle,
pur pastori e damigelle
ma sui muri..., solo crepe!

Non oggetti da donare,
non denari ma candore
e solo opere di valore,
al bambino da adorare!

Eppur l'ha portato addosso
un gran fardello, per davvero,
per salvare il mondo intero
ha sofferto a più non posso!

Se vogliamo capir l'esempio
non portiamo il "materiale"
ma buon proposito "sociale",
poniam fine ad ogni scempio!

Regaliamo il vero bello,
un aiuto o solo un sorriso,
una mano che farà buon viso,
portiamo luce ad un fratello!

Guardiamo il mondo puramente,
ascoltiamo bene il cuore,
facciamo mosse con onore,
perché sia Natale, veramente!

TC
04 dicembre 2011


giovedì 1 dicembre 2011

Ritmo lento...



Cosa c'è
di più bello
che rallentare...
per osservare...
per riflettere...
per assaporare...
per rinunciare
a qualcosa...
di inutile...
che ci toglie...
il tempo...
di godere...
di ogni
piccolo
frammento
di sano...
vivere!

TC
01 dicembre 2011

domenica 20 novembre 2011

Bambina nel prato




Giallo è il fiore che raccoglie
la bambina spensierata,
i suoi capelli il vento scioglie
fra i colori della giornata.

Su quel fiore può soffiare,
fra gli steli camminare,
pure un petalo far volare,
aria profumata respirare.

Potrà correr felicemente
nella fresca natura
ricordando veramente
ciò, quando sarà matura!

TC

lunedì 14 novembre 2011

Stella luminosa




Dietro il vetro trasparente
scorgo animo dolente
ma son certo, veramente
ogni buio è sol apparente!

Dentro ognun di noi
c'è una stella luminosa
e brillando ben gioiosa
toglie il buio a tutti voi!

TC

venerdì 4 novembre 2011

Equilibrio naturale


La natura
ci ascolta,
ci guarda
tutti i giorni,
ci avverte,
ci consiglia,
ci sgrida,
ed alla fine,
stufa,
ci uccide!
Ci toglie
tutto il niente
che pensiamo
sia a noi
indispensabile!

TC

domenica 30 ottobre 2011

Perché, fino ad oggi, mi sono occupato di fotocopiatrici


LA MIA STORIA

In molti, mi hanno più volte chiesto perché in prevalenza mi sono sempre occupato di fotocopiatrici ed in particolare nel selezionare macchine adeguate alle esigenze delle scuole primarie.
il 30 giugno scorso, ho iniziato a raccontare questa storia scrivendo la mia nota 44 su Facebook che, si concluse due giorni dopo con la nota 46....
La ripropongo qui sul mio blog per chi non mi conosce o se mi conosce non conosce questa, semplice, mia storia...

Tutto è iniziato da qui:

La storia di un “Mestiere”, partito inconsapevolmente dal pensiero e desiderio semplice di un bambino...
O dall'ulivo, che affettuosamente chiamavo "il mio Ciocco"?

Inizio


Avevo appena sei anni ed un mese, quando quel giorno di ottobre del 1968, arrivai a piedi, dal villaggio di Tre Colli, dove abitavo, alla scuola elementare di paese a Castelmaggiore.
Ero contento e felice come possono esserlo tutti i bimbi di quell'età al loro primo giorno di scuola.
Eravamo solo in nove e la maestra, dopo le prime veloci presentazioni ci disse subito che ci avrebbe insegnato a scrivere ed a leggere. Aggiunse che appena avremmo imparato a scrivere in bella grafia, chi di noi fosse stato il più bravo, avrebbe ricevuto un bel premio.
Appena arrivato a casa, l' unica cosa che seppi raccontare ai miei genitori, fu quella che avrei ricevuto un premio.
I giorni passavano ed intanto imparavamo a leggere ed a scrivere, ma c'era ancora tempo per parlare di bella grafia, tanto è vero che l'anno volò via ed il premio promesso fu proiettato all'anno successivo in seconda elementare, a quando finalmente arrivarono le esercitazioni di “bella grafia”.
Ebbe inizio, subito dal primo mese una notevole competizione fra noi bimbi per aggiudicarci il tanto atteso trofeo: il fatidico premio a noi promesso fin dal primo giorno di scuola.
Ognuno di noi avrebbe voluto vincerlo. Nessuno aveva avuto il coraggio di chiedere alla maestra in cosa consistesse il premio, perché l'insegnante era unica e per noi si trattava della “Signora Maestra” , le si dava del “Lei” e ci metteva una certa soggezione.
Qualcuno ipotizzava un dolce succulento, qualcun altro un giocattolo, chi diceva un giorno senza andare a scuola, insomma le idee non mancavano, ma nessuno di noi chiese mai alla maestra in cosa consistesse il premio.
Il nostro più grande stupore, lo avemmo il giorno che finalmente fummo messi a conoscenza del premio e del vincitore.
Rimanemmo tutti a bocca aperta stupiti ed ancora più meravigliato fu io che, addirittura, vinsi il premio. Che premio! Non lo dimenticherò mai!

Il premio

La maestra mi annunciò che avendo la calligrafia più bella di tutta la classe, e quindi la più comprensibile a tutti, mi avrebbe nominato il “copiatore ufficiale della classe”.
Nessuno di noi, quel giorno, capì bene in cosa consistesse il premio tanto ambito e desiderato fino al giorno dopo, quando la maestra ci spiegò i dettagli.
Rimasi frastornato quando ebbi capito ciò che mi aspettava, mentre i miei compagni mi canzonavano ed esclamavano: “Per fortuna abbiamo perso!” ...
...

La 'arta 'arbone

A scòla, 'un c'èra llì, 'r fotöopiatore,
'un èra mìa stato anco progettato;
allora, se volevi 'opià 'on fervore
e fogli di 'arta 'arbone t'èri 'omprato

A pensàcci , fu proprio 'uesta 'osa;
posso dì', 'he mi fu , parecchio uggiosa ,
nella mi' classe, 'or premio mi fregonno!
'On la vincita, anco, mi 'ntopponno!

M' arrïordo 'vanti fogli, mi tocconno
per du' anni, da riopiàmmi a tutto tondo,
tanto 'he nun sapevo più 'ome fa'
a duprià' tutta 'uella robba llà

Quarcosa bisognava ben 'nventa'
o siuramente 'nda' a vede' se 'uarcuno
di scienziato, t'avesse trovato già
apposta, 'n marchingegno pe' copia'!

Per puro 'aso, 'he vòi vedé', 'nder mezzo,
alle 'ose, der mi 'ammino, trovo lì,
un ber fotöopiatore 'n po' grezzo;
sì! Fatto pe' smontàssi e da scopri'!

© TC
...
Oltre quaranta anni fa, non c'erano le fotocopiatrici e le insegnanti delle scuole elementari, non potevano consegnare dispense e materiale fotocopiato agli scolari per portare avanti il programma. Inoltre c'era una sola maestra che insegnava tutte le materie ed i programmi andavano a rilento, pertanto qualcuna di loro adottava in classe il metodo della carta carbone, per velocizzare le lezioni.
Si potevano mettere molti fogli bianchi uno sull'altro, separati ciascuno da un foglio di carta carbone. Scrivendo sul primo foglio e premendo la penna con una certa forza, i caratteri venivano impressi fino sull'ultimo foglio.
Poiché noi in classe eravamo meno di dieci, un unico bimbo con bella grafia poteva scrivere la lezione del giorno oppure anche ricopiare una pagina di libro per tutti.
Lo scrivente con bella grafia, avrebbe permesso a chiunque una facile lettura del testo trascritto.
Nella mia classe, quel bimbo fui io, fino alla quarta elementare, quando cambiò la maestra e quella nuova disse che la lezione da fare a casa ognuno doveva scriversela per se.
La nuova maestra fu per me come l'acqua nel deserto. Un'oasi!
La vecchia maestra non era cattiva, ci chiamava: ” I miei passerotti”. Aveva però il chiodo fisso in testa, di chiedersi a voce alta come riuscire a portare avanti il programma al meglio e poter espletare il suo dovere di insegnante.
Per lei io, ero l'ancora di salvezza del suo programma, infatti, mio malgrado, mi aveva premiato!
Nei momenti che mi faceva un po' male il polso a scrivere e ricalcare, perché per imprimere bene i fogli, bisognava premere la penna sul primo foglio in maniera più eccessiva rispetto allo scrivere normale e il polso, dopo, un po' mi doleva, lei vedeva gli inizi della mia sofferenza e si preoccupava subito di sostituirmi con il compagno di classe arrivato secondo o terzo alla grande gara, in maniera da concedermi un meritato riposo.
Non posso nascondere, l'occhio di riguardo nei miei confronti...
Più volte, mentre scrivevo ricalcando la lezione, ho pensato che bisognava inventare un macchinario automatico, che copiasse la lezione da fare. Spesso pensando che forse, qualcuno l'avesse già inventato, ma non si sapesse.
In effetti nei primi anni 70, iniziarono ad essere prodotte le prime fotocopiatrici, ma non erano economicamente alla portata di tutti e tanto meno delle scuole elementari statali.
Negli anni che seguirono, il pensiero del “copiatore ufficiale della classe” mi uscì dalla mente, e così le immagini del giorno della premiazione insieme alle bocche spalancate di tutti i bimbi della classe, ai loro occhi meravigliati ed alla voce della vecchia maestra che mi dettava la lezione da scrivere per tutti.
Tutto svanì, fino a quando dopo aver preso un diploma tecnico nel 1981, superai vari colloqui e mi ritrovai, forse per pura casualità, ma io penso di no, in un'azienda di vendita ed assistenza di macchine da ufficio. Fu lì, che vidi una delle prime fotocopiatrici da ufficio ed ebbi la folgorazione.
Pensai subito alla mia vecchia maestra, a come sarebbe stata contenta e soddisfatta se avesse potuto avere un giocattolo del genere.
Non solo, pensai a quante altre maestre sarebbero state contente e a quanti bambini che avessero vinto un premio uguale al mio, sarebbe stato risparmiato di premere sui fogli di carta carbone.
Questi pensieri, spinsero la mia decisione a confermare l'approdo nell'azienda ed a specializzarmi sulle fotocopiatrici.
L' idea aveva un fine umano e pertanto la ritenni giusta e sensata. Avevo capito che cosa dovevo fare!


Inizio della sfida

Furono necessari più di 10 anni di duro lavoro e sacrifici per riuscire a diventare un buon tecnico autonomo, cioè in grado di risolvere tutte le problematiche tecniche e commerciali legate al mondo della stampa elettrostatica. L'esperienza acquisita con l'avvento della tecnologia del colore mi perfezionò ulteriormente e fui pronto per il grande progetto.
Era il 1995 e già da un paio di anni l'aria di crisi del settore iniziava a muovere i primi passi. Il mercato era saturo di fotocopiatrici, le vendite erano in discesa rapida ed il costo delle macchine era troppo alto.
In azienda iniziavano ad esserci i segni dell'insofferenza sia nei titolari che in noi dipendenti. Era il momento di fare il grande passo.
Approfittai di una settimana di ferie "ricevuta in dono" per effettuare qualche sondaggio presso una decina di scuole elementari e direzioni didattiche statali. La mia idea si concretizzò, facilitata da un evento fortuito che accadde un pomeriggio durante i colloqui e che riassumerò a breve seguito.
Gli insegnanti ed i dirigenti, esprimevano la necessità di fotocopiare con un sistema indipendente senza avere oneri di spesa fissi, in quanto i fondi scolastici destinati alle attività didattiche che includevano il mantenimento della macchina fotocopiatrice erano piuttosto bassi e per il futuro si prevedevano ancora più magri.
Quel pomeriggio, un dirigente particolarmente afflitto dalla carenza di fondi economici, mi invitò a prendere un caffè.
Accettai e fui accompagnato davanti ad un distributore automatico di bevande calde installato nell'istituto.
Mentre il dirigente inseriva la moneta e premeva il tasto del caffè, notai applicato ad un lato laterale del distributore un documento che affermava che l'apparecchiatura in questione era posta in quel luogo in comodato d'uso gratuito.
Gli utilizzatori, inserendo la moneta, pagavano il caffè ed il servizio offerto dall'azienda titolare del servizio stesso.
Lo stesso dirigente, che ringrazio tutt'oggi, mi suggerì di trovare una soluzione del genere, proporla ai dirigenti degli istituti scolastici e sicuramente avrei incontrato localmente molti pareri positivi che si sarebbero trasformati in ordini entro breve tempo.
Lui si impegnò già a confermarmi l'invito alla gara privata, appena avessi messo in opera il progetto.
Immediatamente l'idea si concretizzò. Avrei proposto agli istituti scolastici una fotocopiatrice in comodato d'uso pronta per fotocopiare con un servizio a prezzo fisso che includesse tutto l'occorrente.
Mi congedai ringraziando più volte il dirigente.
Rincasai prima del solito ed ebbi tempo di leggere tutta la posta arrivata durante la settimana.
Fra la posta, obbedendo alle leggi naturali che regolano il nostro meraviglioso pianeta, emerse il numero della rivista specializzata di fotocopiatrici che mi arrivava periodicamente.
La sfogliai come al solito, con fare annoiato senza prestarci inizialmente interesse, ma fui subito assorbito da un articolo che mi avrebbe dato la possibilità di attuare il mio nuovo progetto.
L'articolo spiegava come fare a ridurre le spese di copiatura alle aziende ed agli istituti che dovevano gestire molti utenti ed avevano carenza di fondi.
Il progetto consisteva nel recuperare fotocopiatrici usate, ricondizionarle e successivamente, proporle in comodato d'uso facendole funzionare con schede magnetiche oppure a costo di stampe effettuate. Per il mantenimento, l'uso di prodotti compatibili di alta qualità ma meno costosi di oltre il 50% rispetto ai prodotti originali, avrebbe permesso un servizio competitivo sul mercato.
Oltre a tutti gli ingredienti suddetti, indispensabili per abbattere il più possibile i costi di ammortamento delle apparecchiature e quelli di mantenimento, la rivista specificava che occorreva un ulteriore e solo importante ingrediente: un buon tecnico di fotocopiatrici autonomo, che fosse in grado di far funzionare come nuova, una fotocopiatrice usata.
Mi impersonai subito nel tecnico indicato dalla rivista e iniziai la mia opera.
In pochi mesi, lasciai l'azienda dove lavoravo e fondai insieme a due miei colleghi e amici, una piccola società artigianale, dove a poco a poco cominciò a prendere forma ed a concretizzarsi il progetto.
In due anni, insieme ai miei soci, riuscimmo a ricoprire un buon numero di utenze e colmare una necessità locale di mercato.
Molti insegnanti e soprattutto parecchie maestre di scuola elementare, finalmente avevano la fotocopiatrice a schede magnetiche.
Quando la concorrenza locale si svegliò, vedendo le nostre installazioni, noi eravamo arrivati per primi!
Come mi ha insegnato la storia e la vita, per ogni ascesa, c'è sempre anche la discesa. I tempi cambiano... I grandi eventi informatici e tecnologici del 2000, mutano le carte in gioco.
L'utilizzo delle stampanti da consumo insieme ai sistemi di archiviazione elettronica, riducono vertiginosamente la richiesta di copiatura che insieme alla crisi economica, bloccano gli utili della società.
I costi aziendali superano i ricavi. Dovremmo aumentare i prezzi ma il mercato del settore è in forte ribasso ed offre svariate soluzioni a prezzi sempre più bassi. Le gare private con gli istituti pubblici, divengono più difficili e faraginose. Non ci sono possibilità di incrementare il parco macchine.
Le casse sono in rosso. I conti invitano alla chiusura. I debiti avanzano...
Trascorro notti insonni a pensare molto a quando ero bambino ed alla storia del ricalcare con la carta carbone. Penso che presto non potrò più rifornire le mie macchine perché non posso pagare i fornitori e non riesco ricoprire i conti in rosso.
Mi vedo proiettato nel futuro e non vedo me stesso ma vedo bambini , che ricalcano sulla carta carbone.
Piccoli bambini premiati e maestre frustrate dal non avere a disposizione uno degli strumenti principali per poter espletare al meglio il loro dovere di insegnare...
Mi ricordo, del mio "ciocco" ed a quante soluzioni ho trovato a contatto con lui. Non posso andare a trovarlo, non sò neppure se ci sarà sempre. Penso intensamente a lui e come suo solito, non mi abbandona...
Maturano in me nuove idee, studio le potenzialità di Internet e le applico a ciò che so fare meglio, cambio il mio modo di lavorare, di vendermi e di amministrare prima la società e, successivamente, una nuova mia realtà indipendente. Trasformo il mio lavoro in un servizio artigianale di vendita diretta. Comincio perfino a lavorare il legno, restaurando vecchi infissi, rispolverando un'arte manuale, insegnatami da mio padre falegname. 
Il risultato è stato quello che gli utenti possono continuare ad usufruire del servizio. Potrebbe sembrare poco, ma penso che sia tantissimo!
Quando è stato il momento sono tornato da lui, il mio ciocco. Mi aspettava; anzi, penso proprio che mi abbia chiamato per riprendere il discorso da dove l'avevamo interrotto...
A me, piaceva imparare a raccontare le piccole cose della vita, ma allora non era il momento giusto...


(Questa la scrissi a 14 anni...)


Scoprendo la poesia

Come acqua di polla,
scorri trasparente

Nasci dalla terra e
segui il tuo destino

Cerchi un torrente
per farti trasportare

Trovi, un fiume
per farti sognare

Arrivi al mare, portando
con te la tua storia segnata

… che da "L'Italia" è cominciata...


©TC

( "L'Italia" è il nome di una località a Tre Colli di Calci, dove c'era e c'è tutt'ora una sorgente d'acqua. Andando a prendere l'acqua lì, spesso mi fermavo a pensare guardando scorrere il piccolo ruscello. Fu qui, a L'Italia, quel pomeriggio del '74, che ricevetti i consigli giusti per percorrere la mia strada... )

Tutte le cose devono avvenire al suo tempo. Il suo suggerimento era stato di fare quello che dice il cuore. Solo così si può diventare veramente, chi vogliamo essere.
I versi hanno cominciato a prendere forma; i simboli alfabetici sono diventati frasi e rime. Alcune persone amiche, mi hanno dato preziosi consigli e, come una magia,  il  vernacolo pisano è uscito fuori dal mio scrivere per poter rappresentare al meglio la semplicità del vivere di coloro che hanno abitato qui a Calci ai tempi che non c'erano le comodità di oggi e per divertirsi, le persone, facevano le veglie intorno al calore della fiamma di un focolare acceso raccontandosi storie. Vere o false che fossero, l'importante era che facessero divertire. Talvolta qualcuno leggeva a voce alta un romanzo serio, altre volte si raccontavano bischerate e barzellette. A questa maniera le persone socializzavano, si divertivano e nascevano gli amori...

Con il romanzo breve "Gloria" e la nuova collana di "Le storie di Pòrdo", la mia intenzione sarebbe quella di poter riprendere le serate di veglia d'inverno, 'n der canto der fòo  e d'estate 'n sotto le pergole o 'mancanza di 'ueste 'n sotto 'r cielo stellato ar solo lampeggìo de le lucciule...
© TC


IL MIO ULIVO (alias "Il mio ciocco")

Grazie,

alle tue accoglienti radici,
che mi furono sedile da bambino

al tuo robusto tronco,
che appoggiò le mie spalle di ragazzo

alle tue argentee e verdi foglie,
che rinfrescarono i miei primi pensieri

ai tuoi frutti che dettero tanto,
del prezioso e dorato nettare

ai tuoi folti rami che dopo la potatura,
allietarono le mie serate accanto al focolare

alle tue necessità, che mi insegnarono
a fronteggiare la fatica fisica

ai tuoi brevi messaggi,
colmi di sapiente cultura

alla tua resistenza al grande gelo,
che mi ha indotto la perseveranza

al mio ciocco, che sempre
mi ha accolto e raccolto, molte volte

che facendomi vedere vicino
e lontano, mi ha fatto crescere

osservando dal monte, ... il mare...

...una lacrima

Grazie, mio ulivo.

© TC


Fine

sabato 29 ottobre 2011

Ode al vino














O generoso seme
che dalla terra
germogli in vite,

che richiedi cure,
amore e sole;
trasformi l'acqua

alle tue radici,
in dolci nettari
a grappoli uniti.

Fermenti al buio
ed in silenzio,
bolli di tormento.

Racchiudi in te
il profumo dei pollini
che il vento ha soffiato,

portando infine
a gioir il palato,
di buon gusto raffinato.

Riempi il calice
di gran sapore,
di amore allegro
che tocca il cuore!

TC

domenica 9 ottobre 2011

I poeti sono come il vento!











I poeti sono agitati
e sentono lo sgomento
aspettando il momento,
quello per cui son nati!

Si senton tormentati
perché come il vento
raccolgono un frammento
e lo portano sui prati!

Un polline infinito
raggiunge tanti fiori
fa rallegrare i cuori
arriva a chi ha capito!

Come falchi nella notte
mischiano le lettere
e senza mai smettere
si affidano alla sorte!

TC


venerdì 30 settembre 2011

Fungo velenoso











Un fungo velenoso
rosso, generoso...
Bello e rosso vivo
dal cuore, istintivo...

Attira una visione,
dolce di stagione
e svela a chi lo coglie,
dolori come doglie!

TC
23 settembre 2011

I colori dell'autunno











Nei molteplici colori dell'autunno,

le foglie si riempiono di sfumature,

i sentieri divengono giacigli,

i passi sussurrano fruscii,

ogni foglia è una farfalla,

l'estate dolcemente ci lascia...


TC
30 settembre 2011

mercoledì 14 settembre 2011

Briciole




Noi vivremo in eterno in quella parte di noi
che abbiamo donato agli Altri
(Salvador Allende)


Di un briciolo donato

puoi esser certo e grato

per fiducia conquistata

una mensa vien sfamata


è musica ben suonata

pittura bella e colorata

scultura ad arte modellata

poesia sentita ed amata


l'energia dell'universo

sembra prender verso

e tutta in movimento

raggiunge il firmamento!


© Tiziano Consani

6 gennaio 2011

martedì 23 agosto 2011

Malinconia


Tu,
che fai sentir
vibrare le sensazioni,
che incupisci
i sentimenti
scolpiti nella roccia,
che ti insinui
nelle insenature
più profonde
dei fiordi della mente
e ne estrai
le essenze vitali
come un minatore
instancabile!
Pensieri e turbini
di angoscia
che vibrano nell'etere
togliendo la ragione,
svuotandone
i contenuti più intimi!
Illudi l'essere
trascinandolo nell'oblio
di non esistere!
Allontana
i tuoi artigli;
immergi il tuo alito
nell'oceano della luce
e bevine l'acqua
miracolosa
della felicità!

© TC
Tirrenia, (PI) 2o agosto 2011
Illustrazione: Van Gogh: Testa di donna

giovedì 18 agosto 2011

Il " teorema del passatutto"



Una serie di racconti-novelle e, nello stesso tempo, la metafora della vita di oggi.




Foto di copertina © Rita Baccelli - ritaba@live.it

La nonna girava, girava e passava, passava...


La pubblicazione è in e-book bilingue italiano/inglese. Reperibile in tutte le librerie online nazionali ed internazionali.
Si può acquistare qui:  







Sinossi di "Il teorema del passatutto" di Tiziano Consani


La zuppa pisana è una ricetta culinaria che viene fatta rigorosamente con il nostro pane senza sale e raffermo di almeno quattro o cinque giorni, ben inzuppato in uno stracotto di cavolo precedentemente preparato e affogato nella crema di fagioli, densa e bollita per almeno tre o quattro ore. Durante la cottura, il tutto va girato e rigirato, di tanto in tanto, per evitare che non si attacchi sul fondo della pentola. La regina di quella che è la nostra tavola tradizionale richiede ingredienti dai diversi sapori e tanta pazienza nella preparazione.

Allo stesso modo, “Il teorema del passatutto” è costituito da pezzi diversi fra loro, cose vecchie e nuove, mischiate insieme e raccolte con cura nel tempo, che come veri e propri ingredienti, costituiscono una “zuppa”, metafora della vita di tutti i giorni e dei consumi che siamo quasi obbligati a macinare come dei robot, dentro un passatutto. Un “tritatutto”, come il titolo del carro del Carnevale di Viareggio che, immortalato nella fotografia di copertina, ben rappresenta questa raccolta di racconti “cucinati” a fuoco lento, mescolandone la sostanza con il mestolo di legno, modellato a mano e costruito con raspa e scalpello direttamente da un ramo d’ulivo: quel pezzo del “mio ciocco”, a Tre Colli di Calci, che tante volte mi ha accolto, raccolto e insegnato a vivere e a crescere.

I racconti, presentati sotto forma di brevi favole, si prestano bene anche per essere lette ai bambini. L’ultimo racconto è l’autobiografia dell’autore e anch’essa forse è una favola.

A presto!
 

Tiziano Consani


(ultimo aggiornamento: TC  27-05-2015)

sabato 23 luglio 2011

AMARE COL CUORE *


Se per amore

dai voce al cuore,

la luce si accende

la mano tesa ci prende.


Si illumina serio

ogni oscuro sentiero,

sboccia una rosa vera

come a primavera.


Se con amore

dai voce al cuore,

cadon le spine

il male, ha fine.


Capisce la gente

si apre la mente

a ciò che è importante

ed è..., trascendente.


© Tiziano Consani

* I versi in corsivo sono di Antonio Cecconi

lunedì 27 giugno 2011

Semplice felicità


Ti ho vista felice:

quando sono tornato...,

quando vieni da me,

quando stai con me,


quando mi senti,

anche,

quanto tu senti

l'amore divino,


col cuore che stimo,

la felicità semplice

che irradia benessere

ed allontana da te


ogni no del tuo "se"!



© Tiziano Consani

19/06/2011

Scritta c/o il reparto di Chirurgia d'urgenza dell'ospedale di Cisanello.


Dedicata a mia moglie Marzia che mi ha assistito ed è stata sempre vicina accanto a me, escogitando continui sistemi per eludere la sorveglianza del personale ospedaliero, in questa settimana difficile.


lunedì 20 giugno 2011

'N corpo ci ho ll'anguille (della serie: - Lla vorpe e ll'uva -)



'Ndella pancia mi par ci sian ll'anguille
si movono e sguiscian 'ndelle budella
le pete rimbombano e ne faccio mille
ll'infermiera 'orre'on mano la padella.

Me l'ha 'hiesto, 'r dottore:"'R còrpo mòve?"
'N'ho risposto:" Artro che, 'nfrà pöo, deöllo!"
Er letto c'ha lle ròte e volà', pòle;
posso anco aprì' le braccia e arzà' ben di 'òllo!

La ganzata l'è stata che volevo
per 'uesti dèci giorni 'ndà a fà' lle ferie,
ll'urtime fatte funno 'n medioevo!
'R terevisore allevia le miserie

eppòi, pur c'è, ne' giorni mi ripetevo,
anco 'n ber bagno er fresco artificiale
o che te vòi, ar riposo e ci tenevo:
stà' a Cisanello l'è "fondamentale"!

© Tiziano Consani
20/06/2011



domenica 19 giugno 2011

Rosa Rossa




Una rosa rossa è sbocciata,
il primo fiore, sulla balconata
che coinvolge col suo colore,
il pensare al grande amore.

Rossa come il color del viso
quando esplode quell'avviso
col calor del fuoco dentro
ora gioia, ora tormento!

TC
02 maggio 2011

sabato 23 aprile 2011

Buona Pasqua













Colomba bianca
porta la pace
non esser stanca:
grida, a chi tace!

In questa Pasqua
cerca il fratello
vola a fior d'acqua:
ferma, il flagello.

Porta nel becco
la palma del vivo
e dove c'è il secco
pianta, un ulivo!

TC

24/04/2011

Pace

Pace
per esser sereni
per stare uniti
senza veleni

Pace
per vedere lontano
e stare ogni giorno
tenuti per mano

Pace
per costruire
un futuro migliore
un mondo più sano

Pace
per non soffrire
e non far sentire
ogni giorno più vano

TC
23/03/11

sabato 16 aprile 2011

Farfalle a primavera




Le farfalle, basta guardarle
multicolori, verdi e gialle
Portan sempre la primavera
se son grigie è solo sera

Sono belle come le donne
senza malizia muovon le gonne
Portan sempre la primavera
se son grigie è solo sera

Volteggian leggere all'aria fina
amano l'erba bagnata di brina
Portan sempre la primavera
se son grigie è solo sera

Dei raggi di luce, amanti fidate
romantici giochi in fresche giornate
Portan sempre la primavera
se son grigie è solo sera

TC
14/04/2011

Ispirata dall'album di Annalisa Sala

martedì 8 febbraio 2011

Piccola barca



Piccola barca,

con te posso

attraversare

l'oceano,


arrivare quasi

a raggiungere

la lontana

e attesa sponda;


ma non sono

il vento

e le onde

ad allontanarmi:


è la riva

che si sposta

nel senso

opposto al mio,


per insegnarmi

a sentire

il "vivere":

sempre...



TC

(31S) 04 gennaio 2011


Oscurità

È camminando
nell'oscurità
che riesco
più a vedere,
come se il buio
mi fosse amico,
o forse, perché,
la paura di lui,
mi fa guardare
meglio.

TC

(20S)

martedì 7 dicembre 2010

Versi


Sono solo,

gocce di pioggia...


Bagnano il sentiero,

nutrono il ruscello

dal suo cammino,

...segnato.


Sono solo,

gocce di pioggia...


TC

(21S)

lunedì 8 novembre 2010

Ciò che vorrei per te

Ciò che vorrei per te
non si scrive sui fogli di carta nè si dipinge sulla tela;
ciò che vorrei per te
si imprime nel cuore
è solo Amore
Amore Amore
ammantato di solitudine screziato
di gioia
che senta,

riva di un altro mare
la tua assenza urlare

furiosamente carnalità;

e desideri come l’acqua
dal cielo
tornare al mare
tornare a bere
alla fonte, dalle labbra
i baci tuoi.
Ciò che vorrei per te
È quell’immenso voler stare con te
per infinite sfuggenti distanze
in due
che pur se non ti vede
non lascia che negli occhi
si spenga la tua luce,
non lascia che nel vento si perda la tua voce,
ma culla nel pensiero la tua ombra

e lì,

nel cuore,
tu sei Sua e Lui è tuo.

A.L.M